Da Betlemme a Gerusalemme: le tappe di un’esperienza

Impressioni, emozioni, considerazioni sul viaggio in Terra Santa.
di Iolanda Memeo 

Scrivere dell’esperienza vissuta tra la fine dello scorso anno e l’inizio del nuovo come partecipante al viaggio in Terra Santa non è cosa semplice. Anche la mia partenza è avvenuta in modo del tutto occasionale e difficile da spiegare. Da tempo avevo aderito a partecipare al pellegrinaggio, ma gravi complicazioni di salute, sorte nel frattempo, mi avevano fatto desistere. Non ci pensavo più.

Due giorni prima della partenza, una telefonata di Rachele mi informava che, all’ultimo momento, si era liberato un posto e mi chiedeva se fossi ancora interessata a partecipare. Presi qualche ora di tempo per consultarmi con le persone care. Tutti mi sconsigliavano di partire per timore di complicazioni legate al mio stato di salute. Ma qualcosa dentro di me mi spingeva ad accogliere l’invito. Allora presi la mia decisione e risposi: “Lasciatemi andare, voglio “calpestare” quei luoghi tanto significativi per i cristiani e fare l’esperienza del pellegrino in cammino con il popolo di Dio”.

La conoscenza degli altri compagni di viaggio è stata un’esperienza forte di grande importanza: ognuno era portatore del proprio bagaglio di attese, fragilità, dolori, un mondo spirituale carico di motivazioni e speranze. Pregare insieme, vedere il modo di accostarsi ai luoghi santi e constatare che nessuno mai si lamentava nonostante la fatica e i vari “acciacchi”, mi ha fatto sentire vicina a ciascuno di loro come se li conoscessi da sempre.

Il viaggio è stato faticoso, ma molto interessante. La prima emozione è stata pensare che quella terra era la stessa in cui era vissuta la madre di Gesù, Maria. Visitare la grotta dell’Annunciazione, la casa di Giuseppe mi ha fatto scoprire aspetti umani che li avvicinavano ancora di più alla mia esperienza di vita. Pensare a Gesù a Nazareth, bambino con la sua famiglia, è stato qualcosa che non riesco a descrivere.

Ad accompagnarci durante il viaggio, c’è stata una brava guida turistica che, di volta in volta, ci trasmetteva contenuti elaborati con attenzione, ricchi di informazioni e di dettagli, che ci aiutavano a immergerci in questa terra straordinaria. In alcuni momenti si esprimeva con cautela con la frase “la tradizione dice che…” e capivi che, dopo duemila anni, era logico lasciar aperto qualche dubbio sull’autenticità dei fatti narrati, mentre in altri si esprimeva dicendo “è accertato che in questo luogo è avvenuto”. E allora le emozioni ti assalivano, anche se è naturale interrogarsi sull’autenticità dei fatti che narrano i Vangeli e sui luoghi in cui essi siano realmente accaduti. Una conferma storica ci è data dalle Cronache romane, che parlano chiaramente della presenza di Gesù in quel determinato periodo storico in quei luoghi.

Un compagno di viaggio “speciale” è stato padre Gennaro, la guida spirituale, che ha sostenuto durante il percorso tutti i pellegrini come un buon pastore, un padre attento e premuroso, senza mai tralasciare nessuno, sempre pronto a guidarci con la preghiera e a istruirci in ogni situazione anche con racconti fortemente suggestivi, per parlarci di Gesù, della Madonna e di Giuseppe e farci rivivere i momenti decritti dal Vangelo. Posso dire che tutti ci siamo sentiti in famiglia, ben accolti, confortati. Sensazioni importanti, fondamentali per un pellegrino che si avventura in un viaggio desideroso di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica nonostante il carico delle proprie debolezze, fragilità, bisogni e tribolazioni.

Un’immagine mi è rimasta impressa e ha suscitato in me grande tenerezza e riflessione: quella di un compagno di viaggio che guardando la statua della Madonna a Nazareth ebbe a dire a un suo amico “solo con Lei mi trovo bene”.

Nel corso di tutto il viaggio, emozioni e sensazioni forti si sono susseguite in un crescendo continuo e si rinnovavano in ogni luogo sempre più profonde.

Sul monte Tabor: guardare il panorama e pensare “non sarà cambiato molto dal tempo di Gesù questo splendido scenario”. Gesù l’ha visto come lo vedo io oggi e quello che è accaduto lì, la Trasfigurazione, è qualcosa per noi cristiani di strabiliante, ancora oggi a distanza di duemila anni.

A Cana, dove avvenne il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino, pensare a Gesù con la mamma, me lo ha fatto sentire profondamente uomo partecipe delle gioie della vita.

Proseguendo, a Capharnaum sul monte delle Beatitudini, sembrava quasi di vedere Gesù seguito da una folla di uomini che, allora come oggi, avevano il bisogno di essere istruiti per vivere in pace, per sapersi comportare gli uni con gli altri, per ascoltare i suoi insegnamenti e per alleviare le miserie umane.

La traversata del lago Tiberiade in battello merita una nota di rilievo. La giornata era splendida, un sole magnifico, il battello era guidato da palestinesi. Imbarcarono solo il nostro gruppo, ci accolsero con l’alza bandiera italiana e cantammo l’inno nazionale italiano tutti in piedi e le due bandiere, italiana e palestinese, sventolavano insieme in alto. L’idea che si potesse essere fratelli di qualsiasi nazionalità in quel contesto fu per me molto bello. La barca prese il largo e si fermò in mezzo al lago per un po’. In quel luogo così evocativo, penso che ognuno di noi ebbe modo di pensare che quella situazione così come la stavamo vivendo era quella che Gesù aveva vissuto con i suoi apostoli. Essere lì, in quello scenario splendido, immersi in un gran silenzio ad ascoltare i brani del Vangelo che padre Gennaro ci leggeva sulla circostanza mi fece immaginare lo stato d’animo degli apostoli insieme a Gesù.

A Yardenit sul Giordano altre splendide emozioni. Ci sedemmo vicino al fiume con acque fangose, c’era gente che vestita di tuniche si immergeva. Padre Gennaro, leggendo il Vangelo, descriveva quello che era accaduto lì.

Così il giorno dopo sul mar Morto e a Gerico e sul monte delle Tentazioni, a Betania e nella chiesa dedicata alla Tomba di Lazzaro fino all’arrivo a Betlemme. Sostare in raccoglimento nella Basilica della Natività dove il nostro Signore è nato alla vita terrena, povero in mezzo ai poveri, per condividere la nostra condizione umana e per riscattarci dal peccato ha dato a tutti la certezza di sentirsi amati e pienamente partecipi del Suo progetto di salvezza.

Nei giorni successivi, quando il nostro itinerario stava per concludersi, la scoperta della sconfinata realtà di Gerusalemme, la “città di Dio” per cristiani, ebrei e musulmani. A Gerusalemme, durante la visita ai luoghi della Passione abbiamo rivissuto, attraverso luoghi e scritture, i giorni della passione di Gesù. Pregare la Via Crucis, ripercorrendo la via dolorosa e immaginando le sofferenze patite da Gesù è stata un susseguirsi di stati d’animo carichi di commozione e di emozioni intense e indescrivibili.

Nell’ultimo pomeriggio, la visita al Santo Sepolcro e al Muro del pianto ha concluso questa meravigliosa esperienza: un pellegrinaggio nel cuore della fede cristiana, dalla nascita di Gesù nell’umile grotta alla sua gloriosa Risurrezione nel Santo Sepolcro.

Un suggestivo percorso individuale e comunitario per esplorare un mondo complesso e affascinante, ma, soprattutto, un’esperienza personale di rinnovamento spirituale che rimarrà nel cuore per sempre.

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